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Insonnia in menopausa? Ecco qualche consiglio per gestirla.

Si dice che l’insonnia è donna.

E in effetti le donne soffrono maggiormente di insonnia rispetto agli uomini perché un ruolo importante nel determinare questa differenza viene giocato dagli ormoni sessuali femminili, che influenzano anche il sonno. Succede che, quando avvengono modifiche negli equilibri ormonali, come con la menopausa, il sonno può effettivamente diventare disturbato e poco ristoratore. Bisogna allora rassegnarsi alle nottatacce? Fortunatamente no: vediamo qualche strategia per contrastare l’insonnia in menopausa.

La prima cosa da fare è imparare a gestire le vampate. Certamente possiamo avere un sonno disturbato anche in loro assenza, certo è che spesso queste determinano risvegli tutt’altro che graditi.Cosa possiamo fare? È importante mantenere la temperatura della camera attorno ai 18 gradi e indossare pigiami leggeri. Se necessario, non dobbiamo avere paura di usare piumini singoli, di spessore diverso da quelli del partner di letto. Questa semplice strategia può essere un vero “salvavita”.

Anche l’integrazione con melatonina in alcuni casi è una buona idea: con la menopausa – e con l’avanzare dell’età in generale – il nostro corpo produce quantità di melatonina via via inferiori, portando talvolta a un deficit vero e proprio di questo ormone, prezioso per la qualità del nostro sonno. Meglio evitare però il fai-da-te: uno specialista del sonno ci saprà consigliare dosaggi e posologie più indicate.

Il terzo consiglio – in realtà valido per tutti – è quello di regolarizzare i propri orari di sonno, possibilmente tenendo conto del proprio cronotipo. Andare a letto presto per cercare di assicurarsi un adeguato numero di ore di sonno, per i gufi può essere controproducente. Allo stesso modo, le allodole, che tendono naturalmente ad addormentarsi presto la sera e a svegliarsi presto al mattino – non dovrebbero cercare ritardare l’addormentamento o stare a lungo a letto al risveglio. Meglio accettare il nostro ritmo biologico ed adeguarci a esso.

Ricerche recenti confermano poi che il rischio di sviluppare la sindrome delle apnee ostruttive del sonno aumenta con l’entrata in menopausa. In particolare, le apnee lievi e moderate possono essere un fattore che favorisce l’insonnia. Nel caso di frequenti risvegli notturni, magari accompagnati dalla sensazione di “fame d’aria”, o di russamento è importante un approfondimento specialistico che può indirizzarci verso la risoluzione del problema. È bene ricordare inoltre che i disturbi del sonno sono talvolta legati a condizioni, come la depressione, la cui incidenza aumenta con la menopausa. E l’insonnia stessa può concorrere a sviluppare la depressione. Siamo potenzialmente di fronte a un circolo vizioso da monitorare ed eventualmente interrompere.

La stessa Aims (Associazione Italiana di Medicina del sonno) nelle sue linee guida per il trattamento dei disturbi del sonno in menopausa inserisce la terapia ormonale sostituiva come strumento efficace nella riduzione della sintomatologia legata alla depressione e nel il trattamento dell’insonnia in menopausa. Per questo è sempre bene avere una ginecologa di fiducia in grado di valutare nel complesso la situazione e, nel caso, indirizzare verso il trattamento farmacologico più indicato. In generale, il mio consiglio alle donne che stanno entrando in questo periodo di forte cambiamento, è quello di non rassegnarsi alla sintomatologia, ma invece affrontare le problematiche emergenti con professionisti che sappiano aiutarle a prendere scelte consapevoli, nell’ottica di migliorare la qualità della propria vita e salvaguardare la salute degli anni a venire.

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